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Il sostegno psicologico alle persone bilingui

Oltre ad essere uno strumento di comunicazione, la lingua costituisce il tessuto stesso attraverso cui percepiamo la realtà e diamo un nome alle nostre esperienze interiori. Quando una persona vive e si esprime attraverso due o più lingue abita contemporaneamente territori culturali differenti che possono influenzare profondamente la percezione di sé e del mondo circostante.

"Per me, la terapia è in parte una terapia di traduzione, la cura della parola una cura della seconda lingua. [...]"
― Eva Hoffman, Lost in Translation: A Life in a New Language (trad. mia)

Spesso, ogni lingua porta con sé i ricordi di determinate esperienze vissute in quell'idioma, fasi di vita, contesti e relazioni che concorrono a dare forma al senso di sé e al mondo interiore della persona. Nel sostegno psicologico, il riconoscimento di questa pluralità linguistica diventa una chiave d'accesso fondamentale per accogliere la complessità dell'individuo.

Il sé al confine tra codici linguistici differenti

Un'esperienza che frequentemente le persone bi- o multilingue riportano è di sentirsi persone diverse a seconda della lingua utilizzata. Ad esempio, molte persone percepiscono cambiamenti significativi nel proprio modo di porsi e di agire quando passano da un codice linguistico all'altro. Questa fluttuazione dell'identità riflette come ogni codice linguistico possa associarsi a pattern relazionali e addirittura tratti di personalità differenti legati al contesto in cui quella lingua è stata appresa e continua ad essere utilizzata.

All'interno del sostegno psicologico clinico esplorare queste diverse percezioni di sé permette alla persona di integrare le varie sfaccettature della propria personalità in un'immagine di sé ricca e non frammentata.

"Should you become a pianist? the question comes in English. No, you mustn't. You can't. Should you become a pianist? the question echoes in Polish. Yes, you must. At all costs."
― Eva Hoffman, Lost in Translation: A Life in a New Language

La vita emotiva della persona bilingue

Un'altra esperienza piuttosto comune in persone bilingue è la percezione che una delle proprie lingue si presti meglio dell'altra ad esprimere determinati contenuti, spesso altamente significativi dal punto di vista emotivo o relazionale. Per molti la cosiddetta "lingua madre" (in termini tecnici, la L1) rimane il canale più viscerale e immediato per manifestare l'amore, la paura o la rabbia. Essa è intessuta di ricordi d'infanzia e di contatti fisici primordiali che la rendono carica di una risonanza emotiva profonda. Ma ciò non vale per tutti e tutte: non è raro che una lingua acquisita in seguito diventi il rifugio ideale per parlare di esperienze traumatiche o difficili. In questo caso la distanza linguistica funge da protezione psicologica che consente di verbalizzare contenuti che nella lingua madre risulterebbero intollerabili.

Inoltre, alcune persone possono ritenere che una lingua possieda termini più adatti per descrivere uno stato emotivo come malinconia o gioia, rendendo quell'emozione più accessibile o più definita. Comprendere come questi concetti siano organizzati nella mente della persona aiuta il professionista a cogliere la profondità del vissuto affettivo che una traduzione superficiale potrebbe trascurare.

La polifonia del sé bilingue e l'ascolto psicologico

L'ascolto psicologico permette che tutti gli aspetti del sé trovino uno spazio di accoglienza adeguato, in cui tutte le voci interiori possano trovare ascolto. Non si tratta soltanto di comprendere il contenuto letterale di ciò che viene detto, ma di cogliere la frequenza emotiva che ogni lingua porta con sé. Il sostegno psicologico diventa così un luogo di sintesi dove le diverse anime del bilingue possono dialogare tra loro.

Supporto psicologico alla persona bilingue

Per chi desiderasse approfondire la possibilità di un percorso psicologico attento alla dimensione del bilinguismo, ricevo su appuntamento a Genova, in zona Centro Città - Foce. Ogni percorso viene valutato singolarmente a partire da questo primo, fondamentale momento di incontro, orientato al rispetto assoluto della soggettività e dei tempi della persona.


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